La Bambola Di Kafka

Ammettetelo: per la prossima estate, meditate una vacanza in Salento. Se è così, vi consiglio una libreria fuori dalle solite rotte. La Bambola Di Kafka vi sorprenderà, ma prima devo parlarvi di Fabio, il proprietario.

Già qui, dovremmo fare un’ampia digressione sugli occhiali del libraio: nell’immaginario collettivo, il libraio ha occhiali con montatura tartarugata (o nera, quando tenta di rimanere in borghese). Di certo non ci si aspetterebbero grandi, squadrati occhiali bianchi alla Wertmüller. Ma il fatto è che Fabio è un’artista: oltre a fare librerie, fa bellissimi quadri.

Perché ho parlato al plurale, dicendo “librerie”? Perché fino a qualche anno fa, viveva a Roma e aveva una libreria a Ponte Milvio. Beh, c’è da stimarlo solo per aver provato a portare i libri nel tempio delle Hogan blu!

Ma come è arrivato a questi cosi con tante pagine, lui che essendo un pittore ha bisogno di un’unica, grande pagina bianca? A Roma faceva il mercante d’arte. Oddio, la sto romanzando un po’… Nel senso che, è vero, faceva il mediatore, mettendo in contatto venditori e acquirenti, ma io ho preso subito ad immaginarlo come un personaggio misterioso, di cui non si sa nulla, che non lo chiami, ma semplicemente appare e ha un tipo di conoscenza superiore. Insomma, un Gandalf senza camicione, il giustiziere del mezzobusto.

“Ma la città sta cambiando” mi ha detto Fabio, riferendosi a Roma e anche a Lecce.

Così, un giorno che era in treno e stava leggendo Follie Di Brooklyn di Paul Auster, ha scoperto la storia della bambola di Kafka. Ne ha fatto prima un disegno e poi una libreria. Questo per dire quanto avesse ragione Auster riguardo al potere delle storie.

La Bambola Di Kafka di Fabio è un posto che sembra avvolto da uno strano sortilegio perché, una volta entrati, si perde la cognizione del tempo ed è difficile capire se ci siate rimasti dieci minuti o un intero pomeriggio. Sarà perché i libri sono tutti usati (ogni tanto, infatti, tra le pagine possono spuntare fotografie di prime comunioni risalenti ai tardi anni ’70…) e ognuno di essi fa tornare alla propria epoca. Non c’è un catalogo: la filosofia della libreria è “non sei tu a scegliere il libro, ma è il libro che sceglie te”.

C’è un ingresso con il bancone di un bar e un tavolino pieno di libri, un corridoio con un grande specchio e altri libri e infine un’ultima stanza che è un salotto, manco a dirlo piena di libri anche lei. La luce calda, il divano invitano a sceglierne uno dallo scaffale, sfogliandolo seduti comodi, magari con l’accompagnamento musicale. Sì, perché c’è un pianoforte perfettamente funzionante, a disposizione di chiunque voglia suonare.

E poi, naturalmente, i libri. Impilati l’uno sull’altro, in tante colonnine che sembrano creare le fondamenta della cultura, della personalità, del genio. Vorrei essere in grado di spiegare la sensazione di curiosità che si prova a sollevarne uno, per scoprire l’altro che c’è sotto. E così, ancora, di nuovo, fino a che non li avete presi tutti in mano, in equilibrio precario all’interno delle braccia, come una spesa senza cestino al super, e non sapete più come tenerli fermi, ma in compenso siete arrivati alla fine della pila. Vorrei essere in grado, ma sono contenta di non saperlo fare perché quella è una sensazione troppo personale, inesprimibile.

Potete trovarci di tutto: dalle ultime avventure di Rocco Schiavone ai saggi di storia, antichi e con le pagine fatte di carta ormai friabile. Fabio vi inviterà a bere un bicchiere di vino: un calice di corposo, rosso primitivo pugliese. E a fare una chiacchierata.

E va più che bene perché, in fondo, le storie scritte sono dirette discendenti delle storie raccontate con la voce. C’è un tempo giusto per ognuna di esse e, quando vorrete andare da La Bambola Di Kafka, lo farete augurandovi che proprio quella storia, che è lì in agguato per voi, alla fine riesca davvero a trovarvi e a cambiarvi la vita.

La Bambola Di Kafka

Orario 9-13; 16-23.45

Via Giuseppe Palmieri, 37/a

73100, Lecce

Tel 338 887 8042

labamboladikafka@gmail.com

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