Groviglio

Ad un certo punto, improvvisamente, mi ero resa conto di essere diventata sempre più impietosa nei confronti di Repubblica. La qualità del quotidiano mi era sembrata peggiorare progressivamente, tanto da spingermi a non comprarlo più tutti i giorni e, infine, a non comprarlo affatto.

Ma, se anche in alcune occasioni è capitato di fare il terribile pensiero “questo giornale è buono per incartare le uova”, su una cosa in particolare Repubblica è sempre stata imbattibile: la pagina culturale.

E adesso, se ne esce con questa chicca domenicale che è Robinson: un inserto di letture e culture che è meglio dei pasticcini, meglio della colazione rilassata della domenica mattina e anche meglio di un bicchiere di vino.

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Insomma, Robinson da solo riabilita completamente l’intero foglio e trovo che il prezzo della domenica sia più che giusto per poter avere in mano quello che poi realmente ti danno.

Il 24 Dicembre è uscito Groviglio: continuazione/non continuazione di Kobane Calling. Ovviamente, stiamo parlando di Michele Reich, cioè il nostro supereroe Zerocalcare.

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Ho pensato: ma perché “Carcà” ce piace così tanto?

Sento di voler fare una prima premessa: quando ho letto Kobane Calling, ho pianto. Ma proprio singhiozzando. Una di quelle cose irrefrenabili alla dottor Živago, libro o film. Lo avete mai letto/visto? Lacrime a fiumi.

Faccio una seconda premessa: quando, la mattina della Vigilia di Natale, ho letto Groviglio, ho pianto ugualmente come una fontana. Stessa intensità, minore durata solo perché è lungo 12 pagine. E non è valsa a nulla nemmeno l’avvertenza dello stesso autore, posta all’inizio, che ci dice come Groviglio sia la “continuazione” ideale di Kobane Calling per sviluppo temporale, ma la “non-continuazione” nel senso che, nel periodo di tempo  intercorso tra quando sono accaduti i fatti raccontati e la loro pubblicazione in forma di tavole, è di nuovo successo di tutto e di più nella regione del Rojava e quindi non può che essere una continuazione parziale.

Giungo, quindi, ad una fondamentale conclusione: almeno, Kobane Calling me lo sono letto tra le pareti della mia camera da letto, quindi mi hanno vista singhiozzare solo i muri, mentre Groviglio me lo sono portato al bar, annaffiando di lacrime cappuccino e cornetto (la colazione dei giorni di festa) e anche un po’ il braccio della persona seduta accanto a me.

Ho capito il perché: Zerocalcare è un eroe buono ed è per questo che ci piace tanto. Racconta dei fatti, a volte anche atroci, perché nessun altro lo fa e lui sa che ci sono delle storie che meritano di essere raccontate, anche se dovesse essere solo un’unica persona sulla faccia della Terra, a farlo.

Soprattutto, e più di tutto, il vero “perché” è la sua umiltà. Un concetto che sembra essere diventato rivoluzionario, in questi tempi.

Zerocalcare è un maestro, anche se giovane: “sono imperfetto, ma posso fare ugualmente qualcosa di buono”. Questo, il suo insegnamento. Io cercherò di seguirlo. E voi, che cosa ne pensate?

Il nostro eroe, questo mese, firma la copertina del nuovo Linus: correte a comprarlo!

 

linus-1
Baldini&Castoldi

 

 

 

 

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