Di Cosa Parliamo Quando Parliamo D’Amore

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Ma ci pensate? Ve lo giuro, quello si stava facendo venire il crepacuore solo perché non poteva girare quell’accidenti di testa e vedere quell’accidenti di moglie.

Di Cosa Parliamo Quando Parliamo D’Amore

Ricordate Birdman, il film del 2014 diretto da Alejandro Gonzáles Iñárritu? Gli attori protagonisti sono impegnati, dentro una “finzione nella finzione”, a portare in scena la trasposizione teatrale di “Di Cosa Parliamo Quando Parliamo D’Amore“, racconto che dà il titolo all’opera più conosciuta di Raymond Carver. E ricordate la scena del dialogo tra Michael Keaton ed Edward Norton nel bar, una delle più memorabili per tensione drammatica?

Ogni tanto una macchina di passaggio rallentava e la gente guardava incuriosita. Ma nessuno si fermava. Gli venne in mente che non si sarebbe fermato neanche lui.

Perché Non Ballate?

Carver aleggia, o forse sarebbe meglio dire “incombe pesantemente”, con la sua presenza, in tutta la pellicola e quel ritmo a scatti non si discosta molto dal ritmo che segna il tempo dei suoi racconti.

Carver ti manda ai matti non per quello che dice, ma per quello che non dice. La “sospensione” è la sua cifra nel contenuto, la sua ragione nello scrivere. Prendete un romanzo russo, perfino, o Cent’Anni Di Solitudine di Gabriel García Márquez: sono quei libroni che solitamente “non si affrontano” per il numero di pagine. Una quantità impressionante di personaggi e di eventi da raccontare.

Che relax, però! Dei protagonisti si conosce tutto: nomi, cognomi, quello che fanno, come finiscono. Gli scrittori, in pratica, vi imboccano con sapienza, lasciandovi solo la fatica di mettere ogni tassello al giusto posto nella mente, in una progressione di tempo lineare.

Quelli di Carver, invece, addirittura non sono nemmeno racconti, sono frammenti di azione: molto corti (sono presenti ben 17 racconti in poco più di 130 pagine), anche negli eventi narrati. Senza inizio, senza fine, per 17 volte non si conosce con chi si avrà a che fare. Tirando un po’ il ragionamento, se si vuole, David Foster Wallace è riuscito a fare la stessa cosa, dilatando però quel principio della “sospensione” lungo le quasi 1300 pagine di Infinite Jest.

Ma torniamo a Carver. Il lettore, è lui che deve immaginare tutto: perché un personaggio si trovi in un certo posto o faccia quella determinata cosa. Soprattutto, non si conoscono assolutamente né l’antefatto né tantomeno come andrà a finire la storia.

Strana cosa, il bere. Se ci ripenso, tutte le nostre decisioni più importanti sono state prese mentre bevevamo. Anche quando discutevamo del fatto che dovevamo bere di meno, ce ne stavamo seduti al tavolo di cucina oppure a un tavolo da picnic nel parco con davanti sei lattine di birra o una bottiglia di whiskey.

Gazebo

In queste descrizioni minutissime, piccole per arrivare al senso di povere, di gesti, di oggetti insignificanti, in ogni racconto, è nascosta però la perla, che si ha il dovere di andare a cercare.

Provate ad accostare Carver Bukowski. Con il secondo, è molto più facile: ti spiattella in faccia tutto quello che sa e tutto quello che fa. E’ come se dicesse “questo è il mio meglio e il mio peggio: mi hai conosciuto per quello che sono”.

Carver, invece, ti viviseziona senza troppi complimenti la parte emozionale, come un chirurgo che svolge alla perfezione il proprio lavoro ma è malauguratamente sprovvisto di pietà.

Usa, in alcuni casi, immagini terribili, senza per niente preoccuparsi che il libro possa cadervi di mano e voi restare ammutoliti, alla fine del racconto. Probabilmente, questo suo modo di scrivere è stato anche una necessità: ha dovuto fare i più disparati lavori per tirare a campare, non ha potuto vivere di sola scrittura. Sicuramente, però, (parere personale) ci ho visto anche un pizzico di malcelato sadismo, per quanto sublimato. L’ineluttabilità dell’assenza di trama nella vita si rispecchia nella sua opera.

Tanto corto il libro, tanto forti devono essere gli stomaci a cui è destinato. Nel 1993, dagli scritti di Carver è stato tratto un ulteriore film: Short Cuts (ovviamente, titolo eccezionalmente adatto all’argomento), di Robert Altman, con un cast stellare.

Vi lascio al trailer, insieme a quello di Birdman, in modo che si possa apprezzare come Raymond Carver attraversi i decenni senza perdere la sua tagliente freddezza, continuando a generare l’ispirazione in altri artisti.

Birdman Teaser Trailer

Short Cuts Trailer

Che cosa ci dovevo fare con una foto di questa tragedia? L’ho esaminata un po’ più da vicino e ho visto una testa, la mia testa, che s’intravedeva dietro la finestra della cucina. Mi ha fatto riflettere, vedermi lì così. Ve lo dico io, è una cosa che fa riflettere.

Mirino


Di cosa parliamo quando parliamo d’amore


Raymond Carver2015

Super ET

pp. XII – 138

€ 11,00

ISBN 978880619784

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